La grotta maledetta di Dhekunu Kandu non era un luogo sconosciuto. Ci entravano in molti, raccontano oggi subacquei ed esperti delle Maldive. E proprio dalle ultime immersioni del team finlandese di Dan Europe, che ha recuperato i corpi dei cinque italiani morti il 14 maggio, emergono nuovi elementi: il racconto di una possibile consuetudine di lasciare luci per ritrovare l'uscita e attrezzature recuperate nella cavità, ora al vaglio degli investigatori, considerate inadatte per affrontare cunicoli profondi sessanta metri. «In una grotta così servivano almeno tre torce e più gas d'emergenza», spiegano ora gli speleosub che hanno partecipato ai recuperi.
Chi frequenta da anni i fondali dell'atollo di Vaavu racconta che alcuni sub avrebbero avuto l'abitudine di lasciare una torcia nel punto in cui inizia la parte completamente buia del percorso. Una sorta di "segnaluce" per ritrovare la strada verso l'uscita durante il ritorno. Una pratica mai confermata ufficialmente e che non riguarderebbe soltanto la Duke of York, la barca da cui il 14 maggio si sono immersi Monica Montefalcone, la figlia Giorgia Sommacal, Muriel Oddenino, Federico Gualtieri e Gianluca Benedetti senza mai più riemergere. Per gli speleosub, però, sarebbe comunque una procedura fuori standard. «In grotta devi avere sempre tre torce con te: una principale e due di sicurezza», spiega Cristian Pellegrini dell'organizzazione Dan Europe. «Affidarsi a luci lasciate lungo il percorso non è considerato affidabile».Durante le operazioni di recupero i supersub finlandesi Sami Paakkarinen, Jenni Westerlund e Patrik Grönqvist avrebbero trovato e riportato in superficie diverso materiale, comprese alcune torce recuperate dentro la cavità. Tutto il materiale sarebbe stato poi consegnato alle autorità maldiviane senza fare una lista. L'altro grande nodo riguarda le bombole utilizzate per l'immersione. Sulla Duke of York, secondo quanto emerso finora, erano presenti bombole ricreative da 11 o 13 litri. I cinque italiani sarebbero scesi con una configurazione monobombola, cioè con una sola riserva d'aria a testa. Troppo poco, secondo gli specialisti, per affrontare una grotta di quel tipo. Ancora di più senza filo d'Arianna. Nel cave diving esiste infatti la cosiddetta «regola dei terzi», considerata una regola base della speleologia subacquea: un terzo del gas serve per entrare nella grotta, un terzo per uscirne e l'ultimo deve restare come riserva d'emergenza. «Con quelle profondità molti avrebbero usato configurazioni differenti, con bombole decompressive supplementari», spiega ancora Pellegrini. «In quei cunicoli il margine di errore si riduce rapidamente». Basta infatti un movimento per alzare sedimento e perdere completamente la visibilità.Intanto il governo delle Maldive ha aperto due indagini: una sulla morte dei cinque italiani e l'altra sul decesso del sub militare Mohamed Mahudhee, morto durante i primi tentativi di recupero. Ma sull'inchiesta resta il massimo riserbo. GoPro, computer subacquei e attrezzature recuperate nella grotta verranno acquisiti nell'ambito del fascicolo aperto dalla Procura di Roma per omicidio colposo.L'esame medico-legale Oggi intanto in Italia verrà conferito l'incarico per le autopsie sui corpi recuperati a Dhekunu Kandu. Gli esami saranno eseguiti all'obitorio di Gallarate sotto il coordinamento della pm di Busto Arsizio Nadia Alessandra Calcaterra e dovranno chiarire le cause esatte della morte dei cinque italiani. Nelle stesse ore il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha inviato una lettera ufficiale di encomio ai tre speleosub finlandesi che hanno recuperato i corpi. «Avete operato con competenza, abnegazione e un fortissimo senso del dovere», ha scritto il vicepremier. «Il vostro intervento ha rappresentato non solo un prezioso contributo operativo, ma anche un atto di straordinaria umanità». A Genova, invece, gli studenti della professoressa Monica Montefalcone preparano l'ultimo saluto alla docente a funerali avvenuti: scenderanno sott'acqua davanti al Cristo degli Abissi, nella baia di Camogli, per ricordarla nel mare che aveva insegnato loro ad amare.















