di
Sara Gandolfi
Le guide subacquee e la tragedia della «grotta degli squali»: «Hanno preso un rischio enorme senza calcolarlo. Chi entra lì senza corda mette una torcia all'ingresso del tunnel, ma se si alza la sabbia chi la vede più...»
DALLA NOSTRA INVIATAMALÈ - Maledetta curiosità che li ha spinti a «buttare un occhio» oltre quel tunnel, maledetto dosso che ne ha oscurato l’ingresso e maledette torce che c’erano, sì, ma probabilmente non sono state usate nel migliore dei modi per ritrovare la via del ritorno, quella giusta. Almeno così dice chi nella «grotta degli italiani», come ormai la chiamano tutti qui, è sceso in passato. E non sono pochi, a quanto pare. «Non è sconosciuta, anche se non c’è alcuna mappa depositata. In molti si sono immersi nella prima camera, maldiviani e non», racconta un istruttore locale, dietro garanzia che non pubblicheremo nome né foto «perché il presidente non vuole». Chi non ha con sé filo d’Arianna, frecce o sagole, all’ingresso del corridoio che unisce le due camere della grotta spesso mette una torcia per ritrovare il cammino a ritroso. Ma poi...
Le indaginiIl governo delle Maldive ha annunciato ieri di aver aperto due indagini — una sulla morte dei cinque italiani e l’altra su quella del sub militare che ha cercato di ritrovarli — e che «sono state avviate consultazioni con i principali stakeholder per istituire un quadro legale per le immersioni in grotta, dopo l’incidente dell’atollo Vaavu», il più grave nella storia subacquea di questo arcipelago. Sull’andamento delle indagini, però, è calato il silenzio totale.













