di
Andrea Pasqualetto
Le foto scattata dagli speleosub che hanno recuperato i corpi di quattro italiani (il quinto era già stato portato in superficie)
Eccola la grotta degli squali. L’ingresso ad arco, il passaggio dalla luce al buio, le pareti di roccia e corallo, i cunicoli stretti illuminati dalle torce dove si alzano nuvole di pulviscolo rendendo precaria la visibilità. Sono le immagini girate dal terzetto di speleosub finlandesi che si sono immersi nelle cavità sottomarine di Thinwana Kandu, vicino all’atollo maldiviano di Vaavu, per recuperare i corpi della professoressa Monica Montefalcone, di sua figlia Giorgia e dei biologi marini Federico Gualtieri e Muriel Oddenino, che erano scesi laggiù nove giorni fa senza più risalire (il corpo del quinto sub italiano, Gianluca Benedetti, era già stato recuperato). Sono state pubblicate sui social da Dan Europe, la compagnia assicurativa specializzata in attività subacquee che ha organizzato la complessa operazione.
Nelle foto si vede Jenni Westerlund, la donna del team, che procede nelle acque scure della caverna con uno scooter subacqueo, una bombola di scorta e una muta supertecnologica dotata di rebreather, il sistema a circuito chiuso capace di riciclare il gas espirato eliminando l’anidride carbonica che potrebbe provocare asfissia. Gli italiani non avevano nulla di tutto ciò. «La loro era l’attrezzatura del pacchetto del tour operator, inadatta a scendere a queste profondità», spiega l’avvocata Orietta Stella che assiste Albatros Top Boat, organizzatore delle escursioni sulla Duke of York negli atolli maldiviani. «Ma non per fare immersioni di questo tipo, di cui Albatros non era a conoscenza».










