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di Alfredo Zermo
18 Maggio 2026, 18:14
Il mare, visto da sopra, continua a promettere quello che alle Maldive promette quasi sempre: luce piena, trasparenze tropicali, una calma che sembra incompatibile con la tragedia. Sotto, invece, c’è un altro mondo: strettoie, corridoi di roccia, buio totale, profondità che azzerano ogni margine di errore. È lì, nel tratto più interno di una grotta sottomarina vicino ad Alimathaa, nell’atollo di Vaavu, che sono stati individuati i corpi dei quattro sub italiani rimasti intrappolati dopo l’immersione fatale di giovedì scorso. Il quinto, Gianluca Benedetti, era stato recuperato nei giorni scorsi all’esterno della cavità.
La localizzazione dei quattro dispersi segna una svolta decisiva ma non la fine della vicenda. Anzi, apre la fase tecnicamente più delicata: il recupero. Le autorità maldiviane hanno indicato un piano in due tempi, con il tentativo di riportare in superficie due corpi domani e gli altri due mercoledì, se le condizioni del mare, della cavità e della sicurezza operativa lo consentiranno. A rendere l’operazione ancora più grave e dolorosa c’è un dato che pesa su tutta la missione: durante i tentativi di soccorso è morto anche un militare maldiviano, il sergente maggiore Mohamed Mahudhee, colpito da una sindrome da decompressione dopo un’immersione di recupero.












