La tragedia delle Maldive non è finita con la morte dei 5 italiani (e del sub locale che li cercava). Quando la squadra specializzata in recuperi subacquei raggiungerà la più profonda delle tre grotte di Alimathà, alla profondità di 60 metri, probabilmente potrà trovare i corpi dei quattro italiani ancora integri. Gli unici effetti potrebbero essere quelli provocati dalla temperatura elevata dell'acqua e dalla permanenza dei corpi in quelle condizioni per almeno cinque giorni.
Mondo a sé stante «Le grotte sottomarine non sono ambienti di caccia e un corpo che si possa trovare al loro interno non è un target per le specie che popolano questi ambienti», dice all'Ansa il biologo marino Roberto Danovaro, dell'Università Politecnica delle Marche. «La fauna che si è adattata a condizioni come quelle è assolutamente innocua per l'uomo, soprattutto se pensiamo alle porzioni più interne della grotta. In ambienti del genere possono vivere per esempio spugne carnivore, chiamate così perché mangiano zooplancton, o gamberetti con capacità particolari, che si sono adattati a vivere al buio: una grotta marina è un mondo a sé stante e quasi del tutto sconosciuto». Per questo, prosegue, «c'è un grandissimo interesse scientifico per la fauna delle grotte sottomarine. Proprio perché la circolazione è molto limitata rispetto alle acque circostanti, questi ambienti sono considerati dei registratori a lungo termine dei cambiamenti climatici». Temperature elevate E' questo «tema scientifico di grandissimo interesse» che, secondo Danovaro, potrebbe avere spinto Monica Montefalcone a esplorare la grotta di Alimathà: «Più volte era scesa a alla profondità di 50 metri e aveva pubblicato lavori scientifici di rilievo internazionale. Credo che, alla fine, la conclusione più ragionevole sia che lei e il suo gruppo non abbiano trovato la via d'uscita. E' una cosa che succede anche a 20-30 metri di profondità». Se quindi la fauna singolare di quella grotta non può essere una minaccia per i corpi, non si può dire la stessa cosa per la temperatura. «In una zona equatoriale come sono le Maldive, le temperature dell'oceano sono elevate e anche a 60 metri di profondità potrebbero superare i 25 gradi. Bisogna raggiungere profondità di centinaia di metri - osserva l'esperto - per trovare acque più fredde». Dalla temperatura dipende infatti il destino di un corpo immerso nell'acqua a lungo. Il 18 maggio, quando la squadra specializzata potrebbe entrare in azione, saranno trascorsi cinque giorni dall'incidente: un periodo ritenuto sufficiente per avviare importanti processi di trasformazione.










