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Ci sono ancora molti interrogativi irrisolti sulla tragedia avvenuta alle Maldive, dove giovedì pomeriggio cinque italiani sono morti durante un’escursione subacquea nella grotta di Thinwana Kandu, nota anche con il nome di “grotta degli squali”, nell’atollo di Vaavu. Le autorità maldiviane hanno aperto un’indagine per accertare la dinamica del drammatico accaduto, ipotizzando che i cinque sub si siano immersi oltre il limite dei 30 metri di profondità consentito dalle normative marittime locali. Un’ipotesi suffragata, secondo Le Forze di Difesa Nazionali delle Maldive, dal fatto che l’unico corpo finora recuperato, quello di Gianluca Benedetti, sarebbe stato ritrovato all’interno di una grotta a circa 60 metri di profondità. Il legale del tour operator Albatros, che gestisce (senza equipaggio) il “Duke of York”, lo yacht a bordo del quale si trovavano i nostri cinque connazionali, quattro dei quali risultano ancora dispersi, ha spiegato in un’intervista al Corriere della Sera di non aver autorizzato l’immersione: “Scendere oltre i trenta metri costituisce una violazione amministrativa. Per superare quel limite serve un provvedimento specifico dell’autorità marittima maldiviana e questa autorizzazione, almeno da parte nostra, non era stata richiesta”.











