«Quando scendi a 60 metri di profondità devi calcolare bene i tempi. Non puoi restare più di cinque minuti, al massimo dieci» racconta chi ha esplorato la grotta marina dell’Atollo di Vaavu, alle Maldive, dove sono morti i cinque sub italiani. L’entrata è ampia e invitante: la prima caverna è molto illuminata. Spiega al Messaggero un sommozzatore italiano che c’è stato, ma preferisce restare anonimo: «La conformazione del punto d’immersione alle Maldive è tanto spettacolare quanto insidiosa, caratterizzata da una successione di ambienti sommersi che diventano progressivamente più oscuri, stretti e profondi. La prima cavità si apre direttamente lungo una parete verticale del reef, con l’ingresso situato a circa 60 metri di profondità. L’accesso appare come una grande spaccatura orizzontale nella parete: un’apertura ampia e luminosa verso il mare aperto, che però, penetrando all’interno, tende gradualmente a restringersi. Il soffitto si abbassa e la luce naturale scompare poco a poco».
Maldive, la trappola della grotta maledetta. Il sommozzatore italiano: «Stretta e buia, solo cinque minuti per uscire»
«Quando scendi a 60 metri di profondità devi calcolare bene i tempi. Non puoi restare più di cinque minuti, al massimo dieci» racconta chi ha esplorato la grotta marina...












