Cosa è successo dentro quella grotta alle Maldive dove sono morti 5 italiani? Perché un gruppo di sub così esperti ha effettuato un'immersione proibita oltre 30 metri? Si lavora ancora per fare luce sulla tragedia avvenuta durante un’immersione a oltre i 60 metri di profondità. Al centro degli accertamenti ci sono soprattutto le procedure di sicurezza adottate durante la crociera scientifica e il rispetto delle normative previste per immersioni estreme, che richiedono brevetti specifici, miscele particolari e autorizzazioni dedicate. Il ministero del Turismo delle Maldive ha deciso di sospendere a tempo indeterminato la licenza della “Duke of York”, la safari boat sulla quale viaggiavano i nostri connazionali. Si tratta del primo provvedimento nell’ambito di un’indagine più ampia che punta a verificare documenti, permessi, certificazioni e responsabilità delle società coinvolte nell’organizzazione della crociera.
Gianluca Benedetti ha tentato una risalita estrema? Tra le ipotesi investigative secondo il quotidiano prende sempre più forza quella di un incidente in profondità. In base a una possibile ricostruzione, uno dei sub potrebbe essere rimasto in difficoltà o incastrato e gli altri avrebbero tentato di soccorrerlo, restando a loro volta bloccati. In simili condizioni il consumo d’aria aumenta rapidamente e ogni minuto diventa decisivo. Dettaglio non da poco è la posizione in cui è stato trovato il corpo di Gianluca Benedetti, istruttore e capo barca, trovato poche ore dopo la tragedia. Era distante dagli altri e la bombola risultava quasi completamente vuota, dettaglio che farebbe pensare a un tentativo estremo di risalita. Benedetti aveva con sé anche un bombolino di nitrox, miscela usata nelle emergenze e nella decompressione, ma non sarebbe riuscito a raggiungere la quota di sicurezza necessaria, ovvero i 30 metri, per poterla utilizzare correttamente.Chi ha “venduto” la spedizione La spedizione, riporta Repubblica, era stata commercializzata dal tour operator piemontese Albatros Top Boat di Verbania e organizzata sull’imbarcazione appartenente alla società maldiviana Island Cruiser Limited Company di Malé. In sua difesa il tour operator sostiene di non essere mai stato informato che l’immersione avrebbe superato i 30 metri di profondità, limite oltre il quale alle Maldive si prevede un’autorizzazione specifica dell’autorità marittima. «Se lo avessimo saputo, non l’avremmo autorizzata», ha dichiarato la legale della società, Orietta Stella. Anche l’Università di Genova avrebbe riferito di non essere stata a conoscenza della profondità prevista. Resta quindi il nodo di chi abbia deciso di scendere così in profondità (e per quale motivo).I rischi sottovalutati Secondo i primi riscontri degli investigatori italiani, potrebbero esserci state gravi carenze nella gestione della sicurezza. I dubbi non riguardano le vittime, considerate subacquei esperti e altamente qualificati, ma piuttosto chi avrebbe dovuto garantire il rispetto delle procedure e delle autorizzazioni necessarie. L’ipotesi è che un’immersione tecnicamente molto complessa sia stata affrontata con modalità simili a quelle di una normale escursione turistica. Anche i legali delle famiglie escludono comportamenti imprudenti da parte dei sub. Gli avvocati di Federico Gualtieri, Antonello Riccio e Gianluigi Dell’Acqua, ricordano che Gualtieri aveva già lavorato alle Maldive e che tutti i partecipanti possedevano competenze elevate. Dello stesso tenore le testimonianze di amici e colleghi della professoressa Monica Montefalcone, docente di Ecologia dell’Università di Genova, morta insieme alla figlia.












