«We’re not heroes, we’re divers». Non eroi ma subacquei. Lo ha detto Patrik Grönqvist, lo speleosub finlandese che, insieme a Sami Paakkarinen e Jenni Westerlund, ieri ha completato la fase più delicata dell’operazione alle Maldive: il recupero degli ultimi due corpi degli italiani morti nella grotta di Alimathaa, quelli della biologa Muriel Oddenino e di Giorgia Sommacal, figlia della professoressa Monica Montefalcone. La salma della docente, insieme a quella di Federico Gualtieri, era stata estratta dai fondali mercoledì di una settimana fa dallo stesso team. Oggi la squadra di Dan Europe effettuerà un’ultima immersione per recuperare il materiale utilizzato (sagole e altre attrezzature) e raccogliere ulteriori informazioni sulla conformazione della grotta. Le stesse informazioni saranno messe a disposizione delle autorità maldiviane ma è possibile che la stessa Dan Europe sia nominata come perito dai pm di Roma, che indagano sull’accaduto, e quindi possano diventare elementi per l’inchiesta italiana.

Intanto, una delle ipotesi escluse dai subacquei finlandesi è che le vittime siano cadute in trappola del cosiddetto “effetto Venturi”, un risucchio di corrente. Secondo gli operatori non esiste, in quella cavità, un fenomeno così forte. Lo stesso ha dichiarato Shafraz Naeem, sub maldiviano con alle spalle 50 immersioni nella grotta di Alimathaa.