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23 AGOSTO 2025
Ultimo aggiornamento: 7:50
C’è un’Italia che non appare nelle aule di giustizia ma che si consuma, ogni giorno, dentro i gruppi Facebook. Pagine dai nomi apparentemente innocui – come “Mia moglie” o “Ex moglie pazza” – diventano spazi in cui si riversa rancore, si costruiscono narrazioni unilaterali, si denigrano persone precise.
Qui, il linguaggio non è mai neutro: si alimentano stereotipi sessisti, si pubblicano foto, si insinuano accuse che, nella logica virale della rete, si trasformano in verità incontestabili.















