Ignorantia legis non excusat, «la legge non ammette ignoranza». Una locuzione latina che riassume il principio di diritto sulla presunzione di conoscenza della legge. In poche parole, chi la infrange non può giustificarsi dietro l'ignoranza dell'esistenza della stessa. Eppure, i partecipanti al gruppo Facebook «Mia moglie» non sembrano preoccuparsene, pur celandosi dietro l'effimero "Partecipante anonimo" che non nasconde la propria identità agli amministratori del gruppo e, nel caso, anche alle forze dell'ordine. Il gruppo è oggetto di un'ondata di indignazione per l'uso a cui è destinato. Al suo interno vengono pubblicate immagini intime di donne perlopiù ignare, esposte agli occhi e ai commenti di altri partecipanti. A segnalare il gruppo - e a denunciarne l'esistenza alla Polizia Postale - sono stati il profilo «No Justice no peace» e quello di Carolina Capria, «L'ha scritto una femmina», su Instagram. Nel giro di 48 ore sono cresciute esponenzialmente le critiche nei confronti di chi pubblica - e guarda -foto che ritraggono donne in costume, mentre cucinano, sedute a gambe incrociate. Senza aver chiesto loro nessun consenso.