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23 AGOSTO 2025
Ultimo aggiornamento: 8:57
La chiusura del gruppo Facebook “Mia Moglie” non riguarda soltanto le donne. A dirlo sono gli uomini stessi. Dopo la denuncia pubblica della scrittrice Carolina Capria e di “No justice no peace”, che ha portato allo smantellamento della community su Facebook, alcune voci maschili hanno iniziato a prendere parola. Non per difendersi, ma per rivendicare la necessità di “riflettere su un problema che riguarda tutti gli uomini”.
Giacomo Zani – presidente di Mica Macho, collettivo composto da uomini e che si pone come obiettivo quello di ripensare il maschile – si rivolge proprio a chi in queste ore non ha ancora preso parola: “Abbiamo fatto una lunga conversazione interna. La prima sensazione che mi resta è di tristezza: pensare che ci siano uomini che hanno bisogno di fare questa roba per sentirsi meglio, per sentirsi accettati. E credo che qualsiasi uomo dovrebbe provare la stessa cosa. È da lì che bisogna partire: riconoscere che c’è qualcosa che non va dentro il maschile di oggi”. Secondo Zani, quei gruppi non sono solo archivi di immagini rubate: “Sono luoghi di socializzazione maschile tossica: non è solo condivisione di materiale, è creazione di un senso di appartenenza basato sul dominio sulle donne”.














