C’è un gruppo su Facebook che si chiama “Mia moglie”, con tre cuoricini rossi. È un gruppo pubblico, chiunque può entrare. Anche adesso. È stato creato nel 2019 e ora ne fanno parte più di 30mila persona, per la stragrande maggioranza uomini. L’intento e lo scopo ultimo di questo virile assembramento è condividere fotografie di corpi di donne e parti di corpo di donne e poi commentare, dando piena legittimità e sfogo a tutto quello che passa per la testa e probabilmente lì dovrebbe stare.

Almeno in teoria, le fotografie sono quelle delle mogli dei prodi commentatori. Non si può sapere se le donne ritratte siano effettivamente le malcapitate mogli o delle malcapitate sconosciute, ma pare ovvio che nessuna abbia prestato il consenso a mostrarsi e a ricevere decine e decine di commenti che definire osceni è ancora poco e che vi risparmiamo.

L’autrice e attivista femminista Carolina Capria ha ricevuto e condiviso sul suo profilo Instagram L’hascrittounafemmina alcuni screen dell’illuminato scambio di pareri su cosa farebbero a questa o quell’altra. Qualcuno dice che la moglie è d’accordo, ma di commenti femminili non se ne vedono. L’indignazione è montata in fretta, più che comprensibilmente, il caso è finito sui media e in moltissime si sono mobilitate per segnalare il gruppo sia a Facebook che alla Polizia postale. Condividere una foto intima rubata, se pure alla moglie, è un reato.