La squallida vicenda del gruppo Facebook «Mia moglie» in cui i partecipanti diffondevano e commentavano foto rubate alle proprie mogli e le commentavano, stimola una riflessione sui meccanismi psicologici che hanno spinto oltre 32.000 uomini ad alimentare un rito collettivo violento, oltre che illegale. Immaginare che la propria compagna possa diventare oggetto dello sguardo e del desiderio di un altro uomo rientra nel quadro psichiatrico delle perversioni maschili. Per provare a spiegare il fenomeno e dargli un significato psichico e emotivo Leonardo Mendolicchio, psichiatra e psicoanalista, direttore del Dipartimento di Cura e ricerca disturbi alimentari all'Istituto Auxologico Piancavallo di Verbania e autore del libro «L'amore è un sintomo» (edizioni Solferino), ricorda la figura mitologica di Candàule, ultimo re di Lidia, che secondo il racconto di Erodoto avrebbe avuto il vizio di far nascondere lo schiavo Gige nella sua stanza da letto perché ammirasse la bellezza senza veli di sua moglie che, venuta a saperlo, avrebbe poi obbligato Gige ad uccidere il marito e a succedergli nel trono.
Lo psichiatra e il caso del gruppo «Mia Moglie»: «Patriarcato e non solo, il meccanismo della perversione che ha spinto 32mila uomini a iscriversi»
Cosa spinge così tanti uomini a iscriversi a un gruppo in cui vengono condivisi scatti rubati alle mogli trattate come oggetto per alimentare commenti sessisti? Intervista a Leonardo Mendolicchio, psichiatra e psicoanalista













