Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

Ultimo aggiornamento: 16:57

Ed ecco a voi, ancora una volta – e non sarà l’ultima – la cultura dello stupro. La scrittrice Carolina Capria sulla pagina Instagram “Lo ha scritto una femmina” ha puntato i riflettori sulla sessualità violenta di migliaia di iscritti al gruppo Facebook “Mia moglie”, dediti a coltivare fantasie di stupro più o meno esplicite. La pagina è stata denunciata anche dall’associazione “No justice, no peace”.

Sulla pagina “Mia moglie” c’erano ben trentaduemila iscritti che diffondevano foto e si scambiavano commenti degradanti su compagne, sorelle, madri o presentate come tali, fotografate mentre sono impegnate in attività quotidiane o ritratte in pose sessualmente esplicite (è un reato diffonderle). Non è da escludere che siano foto saccheggiate da profili di donne del tutto inconsapevoli di essere diventate una sorta di trofeo sul quale viene ritualizzato uno stupro di gruppo. A questa pagina Fb sarebbe collegata una chat privata su Telegram con commenti probabilmente più volgari e violenti.

Nel gennaio del 2025, il programma tedesco STRG_F diffuse la notizia di una chat su Telegram, condivisa da 70mila uomini, dove venivano scambiati consigli su come stuprare le donne. Ne scrisse la giornalista Jennifer Guerra su TheWom, in un articolo intitolato “Perché la chat dei 70mila uomini scoperta in Germania dovrebbe farci ribellare al #Notallamen”: “Se ogni moneta da un euro corrispondesse ad un uomo e provassimo a impilarle una sull’altra, otterremmo una torre alta sette metri. Se ogni passo corrispondesse ad un uomo, percorreremmo cinquantasei chilometri a piedi”.