L’Odissea di Christopher Nolan, piuttosto che trasposizione cinematografica del poema attribuito ad Omero, può essere considerato il prequel di Oppenheimer. Nel precedente film l’inventore della bomba atomica riconosce di essere “diventato morte e distruttore di mondi”, citando l’antica Bhagavad Gita; in questo il Re di Itaca riconosce di essere diventato “distruttore di una civiltà”.

L’Oppenheimer e l’Ulisse di Nolan osservano con il medesimo sguardo smarrito l’esito del proprio ingegno applicato alla distruzione totale, mentre brucia Hiroshima, mentre brucia Troia. E proprio quell’ingegno, trasformato in tecnica e messo al servizio della guerra e degli interessi che la preparano (no, non è la bellezza di Elena la causa della guerra di Troia), moltiplicherà all’infinito la capacità distruttiva e autodistruttiva degli umani. Iniziata allora, portata alle estreme conseguenze oggi.

Autodistruzione che a 81 anni dallo sganciamento delle bombe atomiche statunitensi su Hiroshima e Nagasaki – 6 e 9 agosto 1945 – è più vicina che mai, man mano che la “guerra mondiale” in corso si salda: 100 secondi all’apocalisse nel 2022, 90 nel 2023 e 2024, 89 nel 2025, 85 nel 2026, secondo gli aggiornamenti progressivi del Doomsday clock a cura del Bulletin of the Atomic Scientist. Eppure i Costituenti italiani, che si misero al lavoro dieci mesi dopo quegli impuniti crimini contro l’umanità, ci avevano avvisati che ormai il mezzo della guerra era da ripudiare per sempre, per liberarne l’umanità dal “flagello”, com’era già scritto nell’incipit della Carta delle Nazioni Unite.