«O dissea», il nuovo e straordinario film di Christopher Nolan, in sala in queste settimane e già al centro del dibattito come pochi altri titoli recenti, è il naturale proseguimento del discorso che il regista aveva iniziato con «Oppenheimer». La chiave è racchiusa in una frase che ritorna più volte nel film del 2023: «Now I am become Death, the destroyer of worlds» («Ora sono diventato Morte, il distruttore di mondi»). Attribuita a Robert Oppenheimer e tratta dalla Bhagavad Gita – uno dei testi sacri più importanti dell’induismo che lo scienziato aveva letto in sanscrito – la citazione racchiude il conflitto tra sapere e responsabilità e il passaggio dalla conquista scientifica alla consapevolezza delle sue conseguenze. È la stessa prospettiva con cui Nolan affronta anche Ulisse. Perché, per quanto possa sembrare sorprendente, l’eroe omerico e il padre della bomba atomica sono entrambi «distruttori» di mondi e di civiltà. Le loro invenzioni – il cavallo di Troia e la bomba atomica – sono dispositivi di morte che finiscono per sfuggire al controllo dei loro stessi creatori, generando conseguenze che travalicano le loro intenzioni. Più che semplici strumenti bellici, rappresentano un punto di non ritorno: segnano una frattura irreversibile nel senso di giustizia e di umanità, cambiando per sempre il corso della storia.