Odissea e Christopher Nolan: dalle polemiche preventive al trionfo sul grande schermo. Una recensione che analizza le critiche, il cast, la regia e il significato contemporaneo del film.
Per mesi abbiamo assistito al solito rituale: prima ancora che un film arrivasse in sala, era già stato processato, condannato e trasformato in un campo di battaglia culturale. Il problema? Molti dei suoi detrattori non avevano ancora visto nemmeno un fotogramma. Poi è finalmente arrivata questa Odissea di Christopher Nolan e, spoiler: i mostri da combattere non erano solo Scilla e Cariddi, ma anche il pregiudizio costruito intorno ad esso.
Dopo settimane di polemiche su casting, fedeltà storica, linguaggio e scelte artistiche, una cosa appare evidente: Nolan è riuscito a portare sul grande schermo il poema epico più importante della cultura occidentale senza imbalsamarlo, senza trasformarlo in una semplice illustrazione scolastica e dandogli una morale attuale.
UN FILM PROCESSATO PRIMA ANCORA DI USCIRE
Come sempre quando si tratta di una trasposizione, l’errore più grande che si può fare è pensare che la fedeltà significhi soltanto riprodurre il passato o l’opera originaria passo per passo. E tra le altre cose, il dato più sorprendente è proprio il fatto che a realizzare una delle opere più legate alla nostra identità culturale europea — e in particolare mediterranea — è stato un regista americano, appartenente a una tradizione culturale diversa dalla nostra che inevitabilmente non ne sente lo stesso legame.











