Viviamo in tempi dove l’Epica scompare sempre di più dalle scuole, persino in Italia sono molti i millennial asciutti sull’argomento Odissea. Volenti o nolenti tocca ammettere che negli ultimissimi anni la mitologia l’ha riscritta per i nuovi immaginari il mainstream di casa Marvel con i suoi supereroi. Il sacro fuoco dei Miti omerici cambia con i tempi, se regge ce lo dirà il futuro, intanto il passato ci prova che dopo 2800 anni si parla ancora di questa storia. Chissà se tra 2000 si continuerà a parlare di Spider-Man. In qualche modo, però, rispetto a pochi decenni fa, sembrerebbe piuttosto inclinata la memoria su Omero.
La misura di una rinascita potrebbe offrircela The Odyssey, il nuovo gigantesco film di Christopher Nolan. Gigantesco per durata, con le sue quasi tre ore, anche se, affrontando tutto l’arco degli accadimenti nell’Odissea di Omero, al confronto con l’opera letteraria risulta inevitabilmente una riduzione. Gigantesco per formato pellicola, un’IMAX in 70mm che entra letteralmente soltanto in poche sale al mondo. Così diventa ovvio che ci siano tagli narrativi quanto di formato, e sintesi inevitabili per il cinema. E su queste ultime tutti i suoi predecessori hanno operato significativamente. Forse il più onesto e centrato sull’economia narrativa è stato Uberto Pasolini, con il suo recente Itaca – Il Ritorno, trattando soltanto il rientro di Ulisse sulla sua isola e l’incontro con Telemaco, Penelope e i Proci. O meglio l’ultima parte del film di Nolan.













