Anche la mitopoiesi, la creazione del mito, ha i suoi perché. Talvolta più prosaici dell’atteso, ma sempre perché. Per lambire quelli dietro al successo dell’Odissea di Christopher Nolan, dal 16 luglio al cinema e già acclarato blockbuster in Europa come negli Usa, abbiamo domandato a Giorgio Ieranò, grecista, professore di Letteratura greca all’Univeristà di Trento e autore di numerosi libri sul mondo classico. L’ultimo è Vite leggendarie. I grandi protagonisti della storia greca (Sonzogno, 2026).

Professor Ieranò, come mai Ulisse affascina così tanto? "Ulisse funziona sempre, da sempre. La sua è l’archetipo di tutte le storie d’avventura e continua a funzionare benissimo. Ma soprattutto c’è il fascino del personaggio così come è stato ricreato nel Novecento: non l’eroe senza macchia e senza paura, quanto il naufrago che non ha punti di riferimento. Credo che anche oggi affascini proprio questa sua ambiguità, la sua inafferrabilità".

Quanto di quel mito abbiamo cambiato e quanto resta? "Lo riscriviamo da sempre: Virgilio riscrive Omero attraverso i latini, Ulisse arriva al Medioevo e Dante ne fa quel personaggio straordinario, seppure fugace, nella Commedia. Joyce inventa il romanzo contemporaneo, romanzo novecentesco, rielaborando la storia di Ulisse, con grande libertà: un Ulisse che non è più l’eroe del ritorno come nell’Odissea né l’eroe della conoscenza come nella Commedia. È il naufrago perso senza punti di riferimento in un viaggio senza meta. Ecco, da questo punto di vista c’è l’esempio fantastico di Stanley Kubrick con 2001: Odissea nello spazio, a mio avviso una delle più grandi riscritture mai fatte dell’Odissea. Una riscrittura in cui l’epica antica e l’epica contemporanea e futuristica dei viaggi interstellari si uniscono. In un’intervista a Playboy, Kubrick dice che il suo film parla al tempo stesso di Ulisse e dell’uomo contemporaneo, “gettato su una barca senza timoniere in un mare sconosciuto“. Non solo si può, si deve riscrivere e ripensare l’Odissea. Forse però non tutti hanno l’originalità e lo sguardo di un maestro assoluto come Kubrick".