Duecentocinquanta milioni di dollari di budget, un cast clamoroso con Matt Damon, Tom Holland, Anne Hathaway, Charlize Theron, Lupita Nyong’o, Robert Pattinson, John Leguizamo e tanti altri. L’attesissimo Odissea di Christopher Nolan è senza dubbio il film dell’estate. Sono mesi che ne sentiamo parlare, tra le fastidiose polemiche sollevate da Elon Musk sul colore della pelle di Elena di Troia e la più spinosa questione dell’aver girato alcune sequenze nel Sahara Occidentale occupato. Ora finalmente possiamo scoprire com’è.

Per essere un film di quasi tre ore fila via abbastanza liscio. Di sicuro non ci si annoia. La sceneggiatura è ben concepita. Buona parte degli avvenimenti sono ricordati o raccontati da qualcuno, con un ampio uso di flashback, come, del resto, succedeva nel poema di Omero. Questo permette a Nolan di pescare dal materiale che l’ha ispirato senza doverlo seguire passo passo, come anche di inserire qualche elemento che immediatamente metterà sul chi vive gli esegeti più puntuali. Il regista di Oppenheimer, Il cavaliere oscuro e Memento ha letto Omero, ma anche l’Orestea di Eschilo, l’Eneide di Virgilio e forse perfino L’inferno di Dante.

Inevitabilmente alcuni passaggi sono più soddisfacenti di altri. Per esempio, a me è piaciuta molto la Circe un po’ nevrotica di Samantha Morton (modernissima rispetto alla maga classica) ed è molto interessante Polifemo, più deforme che mostruoso, anche se nel complesso l’episodio con il ciclope sembra tirato un po’ via. Ho apprezzato anche il momento in cui Ulisse incontra le anime dell’oltretomba, cinematograficamente abbastanza originale anche se paradossalmente è una delle rappresentazioni più aderenti a quella del poema omerico.