“Politicizzare la canicola”, titolava l’altro giorno il quotidiano francese Liberation. Fare del caldo, cioè, una questione politica e urgente, sotto diversi aspetti. Il primo è sottrarre il tema del caldo dall’essere un mero fenomeno atmosferico, anomalo e imprevedibile. Serve spiegare con forza che il caldo è politico, ovvero è il risultato delle nostre scelte politiche e di un uso abnorme dell’energia che va ben oltre quanto sia sostenibile. Il caldo è politico perché dipende da tutto ciò che facciamo, da come ci muoviamo, mangiamo e da come viaggiamo. Il caldo siamo noi.
Il caldo è politico anche in un secondo senso: perché colpisce in maniera diseguale ricchi e poveri, accentuando ed esacerbando le differenze sociali.
Se dunque la crisi climatica e il suo lessico devono essere descritti in maniera rigorosamente scientifica, tutto ciò che dice la scienza deve diventare poi materiale per una discussione pubblica e politica urgente. Una discussione che dovrà essere soprattutto il centrosinistra a fare, sfruttando questo momento tragico, non solo per un aumento delle temperature massime, ma soprattutto per la sconcertante e inquietante impennata della media stagionale, nel nord della Francia anche di venti gradi. Una cosa davvero mai vista.














