Il caldo non è democratico «Periferie da riprogettare Più alberi, meno asfalto» L’urbanista Elena Granata: quartieri poveri esposti alla crisi climatica «Occorre piantumare, innaffiare le piante: il verde deve essere vicino alle case»Milano, 25 giugno 2026 – Si dice che “il sole bacia tutti, belli e brutti”. Eppure oggi non sembra più essere così: il caldo non è democratico e la possibilità di proteggersi è diventata una questione di classe sociale.

È d’accordo, Elena Granata docente di Urbanistica al Politecnico di Milano?

“Purtroppo è così. La crisi climatica non colpisce tutti allo stesso modo. C’è un’enorme differenza fra città e provincia, fra centro e periferia, ma anche fra quartieri vicini, e persino nello spazio di pochi metri: se un condominio è vicino agli alberi e un altro no, le condizioni cambiano”.

I dati recenti della Commissione europea ci dicono che chi ha un reddito basso e vive in quartieri svantaggiati ha meno benefici di raffrescamento rispetto ai residenti più ricchi. Quanto pesa questa mappa della disuguaglianza termica?

“Molto. Però noi dovremmo agire sugli spazi pubblici, come fanno Parigi e altre grandi città europee. Non si possono scaricare gli effetti della crisi climatica solo sulle classi più deboli. Occorre piantumare, rinfrescare le strade mattina e sera, innaffiare le piante, fare quelle piccole azioni di buonsenso che aiutano in casi emergenziali come questo”. L’urbanista Elena Granata