Le ondate di calore non sono più un'emergenza occasionale, ma una condizione sempre più frequente con cui milioni di persone si trovano a convivere ogni estate. Se il cambiamento climatico sta facendo aumentare la temperatura media globale, c'è però un altro fattore, spesso sottovalutato, che rende le città ancora più torride: il modo in cui sono state progettate e costruite. Asfalto, cemento, parcheggi, edifici troppo ravvicinati e una progressiva riduzione del suolo permeabile trasformano infatti i centri urbani in vere e proprie "isole di calore", dove il caldo si accumula durante il giorno e continua a essere rilasciato anche nelle ore notturne, impedendo alla temperatura di diminuire. Le conseguenze non riguardano soltanto il comfort di chi vive in città. Temperature elevate e persistenti hanno effetti diretti sulla salute pubblica, aumentando il rischio di malori, aggravando patologie respiratorie e cardiovascolari e incidendo in particolare sulle persone più fragili, come anziani e bambini. Ma come dovrebbero cambiare le nostre città per diventare più vivibili in un clima sempre più caldo? A spiegarlo, a Tgcom24, è Paolo Pileri, professore ordinario di Pianificazione territoriale e ambientale al Politecnico di Milano e autore del libro "Dalla parte del suolo", in cui parla di consumo di suolo e trasformazioni del paesaggio urbano. Secondo Pileri, la soluzione non passa soltanto dall'aumento del verde, ma da un ripensamento profondo dell'urbanistica. Un cambio di paradigma che, sostiene, non è più rinviabile se si vuole mitigare gli effetti del caldo estremo e migliorare la qualità della vita urbana.
Caldo record, Pileri: "Serve ripensare le città"
Il professore del Polimi: "Bisogna dotarsi di piani di depavimentazione e smettere di consumare suolo".











