Milano, 30 giugno 2026 – Chi vive a Milano lo ha vissuto anche in questi giorni sulla propria pelle: le estati diventano sempre più torride, le piogge improvvise e violente, l’aria irrespirabile. In generale, le cosiddette “isole di calore urbane” – effetto diretto della cementificazione e dell’assenza di vegetazione – fanno aumentare la temperatura anche di 5 gradi rispetto alle zone rurali.
Ma attenzione: non è così per tutti. Le ondate di calore, infatti, non colpiscono in modo uniforme la popolazione. Esistono forti diseguaglianze termiche tra quartieri con diverse caratteristiche economiche e infrastrutturali. Nei quartieri a basso reddito, la mancanza di spazi verdi e di soluzioni di raffrescamento aumenta l’esposizione al caldo e il rischio di malori, mentre nei quartieri più benestanti si trovano condizioni che mitigano il calore: parchi e aree verdi, ventilazione naturale, accesso a impianti di climatizzazione.
Questa disuguaglianza si definisce cooling poverty (povertà di raffrescamento), la povertà energetica legata all’incapacità di mantenere una temperatura confortevole in casa (accedere a fonti di raffrescamento come aria condizionata, climatizzatori, deumidificatori o comuni ventilatori) durante i periodi di caldo estremo sempre più crescenti, ma anche negli spazi pubblici delle città, dei quartieri e dei loro servizi che non sono progettati adeguatamente per offrire il diritto al raffrescamento.













