Anche l'edilizia e le infrastrutture devono adattarsi. C’è stato un tempo in cui l’estate aveva un ritmo prevedibile. Le città si scaldavano, sì, ma dentro un margine che sembrava gestibile. Le ondate di calore arrivavano come parentesi: qualche giorno difficile, poi il ritorno alla normalità. La nostra normalità, oggi, non è più (e sempre meno lo sarà) quella normalità. Le ricerche degli ultimi anni confermano il cambiamento netto: le ondate di calore stanno diventando più frequenti, più lunghe e più intense. E nelle città colpiscono più forte, perché il caldo non arriva soltanto dall’atmosfera: viene assorbito, trattenuto e amplificato da asfalto, cemento, tetti, vetri, facciate, traffico e climatizzatori.

L'IPCC (Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico) conferma che le città sono tra i luoghi in cui i rischi climatici si concentrano maggiormente: il riscaldamento globale rende più probabili gli eventi estremi, mentre densità abitativa, superfici impermeabili e disuguaglianze sociali amplificano l’impatto sulle persone e sulle infrastrutture. E l’Europa è nel pieno di questa trasformazione: secondo l’Oms il Vecchio Continente si riscalda a circa il doppio della media globale. In questa cornice il tema dell'adattamento urbano emerge con prepotenza.