Un’estate bollente che infuoca l'asfalto e colpisce in modo asimmetrico le fasce più fragili della popolazione. A Torino il caldo estremo non cede la presa e la quinta tappa della campagna nazionale di Legambiente, intitolata “Che caldo che fa! Contro la cooling poverty: città + fresche, città + giuste”, accende i riflettori su Barriera di Milano, quartiere periferico della zona nord-est del capoluogo piemontese.
Realizzato con il supporto tecnico di Ricerca sul Sistema Energetico (RSE S.p.A.) e in collaborazione con la Croce Rossa Italiana, il monitoraggio denuncia l'impatto della cosiddetta "povertà di raffrescamento", ossia l'impossibilità economica e strutturale di garantire ambienti freschi nelle abitazioni e nei quartieri a basso reddito.
Gli indicatori descrivono un quadro di marcata vulnerabilità per il capoluogo subalpino. Le elaborazioni condotte sugli ultimi dieci anni (periodo 2015-2025) rivelano che, durante la stagione estiva, il 65% dei 23 quartieri torinesi analizzati ha registrato temperature medie superficiali al suolo superiori ai 40°C.
I picchi termici si traducono in rischi diretti per la salute pubblica: durante l'estate 2025 si sono contati 14 giorni con livello di rischio 3 (il massimo previsto dalle allerte ministeriali), un valore già superato dalle ondate di calore dell'estate 2026, che hanno fatto registrare 18 giorni di livello massimo.









