Il caldo estremo non colpisce tutti allo stesso modo, confermando per l’ennesima volta che l’urgenza della transizione ecologica s’intreccia con quella per la lotta alle disuguaglianze socio-economiche. Nelle periferie urbane, dove agli edifici più vecchi si sommano scarsità di verde, servizi di prossimità e spazi pubblici adeguati, l’aumento delle temperature rischia di trasformarsi in una nuova forma di ingiustizia climatica: la cooling poverty, ossia l’impossibilità di mantenere abitazioni e spazi urbani a una temperatura confortevole durante le ondate di calore.
A rilanciare l’allarme è Legambiente, che alla vigilia della Giornata nazionale delle periferie urbane ha avviato da Napoli la seconda edizione della campagna “Che caldo che fa! Contro la cooling poverty: città + fresche, città + giuste”, realizzata con Ricerca sul sistema energetico-Rse e Croce rossa italiana. Dopo la prima tappa nel quartiere napoletano di San Pietro a Patierno, la campagna proseguirà a Milano, Terni, Roma, Torino e Bari.
Il tema si inserisce in una crisi energetica e climatica già evidente. Secondo l’Osservatorio italiano sulla povertà energetica il fenomeno ha raggiunto il 9,1% della popolazione, coinvolgendo 2,4 milioni di famiglie e concentrandosi soprattutto nel Mezzogiorno. Con ondate di calore sempre più frequenti e intense, questa difficoltà non riguarda più soltanto la capacità di riscaldare le case in inverno, ma anche quella di proteggersi dalle alte temperature estive.












