Il cambiamento climatico non sta soltanto aumentando la frequenza delle ondate di calore. Sta facendo emergere anche una nuova forma di disuguaglianza: la cooling poverty, la povertà da raffrescamento, cioè l'impossibilità economica di mantenere fresca la propria casa durante i periodi di caldo estremo. Secondo il Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC), le famiglie con redditi più bassi arrivano a destinare fino all'8% del proprio budget ai consumi per il raffrescamento, mentre milioni di persone rinunciano del tutto a ventilatori e climatizzatori per il peso delle bollette. Il caldo colpisce anche chi dipende da servizi e infrastrutture che possono andare in crisi con l'aumento delle temperature, come dimostrano i blackout registrati a Torino e Napoli, che hanno impedito l'accesso a servizi essenziali a persone già in condizioni di fragilità.
Per Antoniano, che osserva il fenomeno attraverso la rete nazionale di Operazione Pane, il problema non riguarda solo i costi dell'energia. La cooling poverty trasforma infatti il caldo in isolamento sociale, la casa in uno spazio difficile da abitare e la bolletta in un ulteriore fattore di esclusione. Le temperature sempre più elevate, sottolinea l'organizzazione, non generano nuovi bisogni, ma aggravano quelli già esistenti, peggiorando le condizioni di povertà in oltre sette casi su dieci.








