Bologna ha inaugurato otto nuovi spazi dove durante le ondate di caldo estremo i cittadini possono trovare sollievo. Luoghi pubblici e ad accesso libero che spesso garantiscono aria condizionata gratuita. Ma la risposta a temperature sempre più elevate rischia di contribuire, almeno in parte, alle cause che le rendono taliBologna ha inaugurato otto nuovi spazi dove durante le ondate di caldo estremo i cittadini possono trovare sollievo. Luoghi pubblici e ad accesso libero che spesso garantiscono aria condizionata gratuita. Ma la risposta a temperature sempre più elevate rischia di contribuire, almeno in parte, alle cause che le rendono taliSe il caldo attacca, i Comuni italiani rispondono. O perlomeno ci provano. Le città stanno cercando di correre ai ripari dal caldo estremo che ancor prima dell'inizio dell'estate 2026 ha toccato temperature record, con picchi di 10 gradi in più rispetto alla media di fine maggio. E a fenomeni quantomeno in parte imprevedibili - quello del cambiamento climatico e della conseguente afa soffocante - l'uomo contrappone soluzioni ben note. È il caso dei rifugi climatici: spazi pubblici - spesso al chiuso - che alcune città stanno mettendo a disposizione dei propri abitanti perché possano ripararsi dal caldo. E non è un vezzo dei più "deboli", ma una necessità per cercare di tutelare le categorie fragili (basti pensare che dall'inizio della bella stagione in Francia sono morte sette persone a causa delle temperature esagerate e in Inghilterra più di dieci). Il caso di BolognaCosì, Bologna - tra le città che durante l'ultima ondata di caldo ha registrato le temperature più alte - ha inaugurato 8 nuovi rifugi climatici (in totale ne conta 24). Si tratta di spazi chiusi ad accesso gratuito e libero. Qui, oltre all'aria condizionata, ci si può sedere e utilizzare i bagni con acqua potabile. Sul sito del Comune della Dotta è possibile consultare una mappa che segnala dove sono collocati i rifugi e il percorso più breve per raggiungerli. Non si tratta di presidi sanitari e non forniscono assistenza medica. Sono spazi pubblici che continuano a svolgere le proprie funzioni, come per esempio le biblioteche o le case di quartiere. Ma Bologna non è un caso isolato. Milano, tra parchi - che comunque rientrano nella categoria -, biblioteche e case di quartiere conta più di cento rifugi climatici distribuiti in tutti i nove municipi. A Firenze e a Roma sarebbero più di quaranta e a Torino più di cinquanta. Dove nascono i rifugi climaticiUna delle prime città al mondo ad adottare la strategia dei cosiddetti "climate shelters" è stata Barcellona, nel 2019, come parte del piano d'azione contro l'emergenza climatica. L'ha seguita poi Parigi, con le sue "îlots de fraîcheur", letteralmente "isolotti di freschezza", cioè musei, parchi, biblioteche e spazi dove trovare un po' di sollievo nei giorni in cui il caldo diventa pericoloso per la salute. Il nodo della sostenibilitàL'Italia è uno dei Paesi con la popolazione mediamente più vecchia - e quindi più esposta ai fenomeni climatici - al mondo. Se da un lato è giusto cercare di tutelarla e prevenire malori e condizioni di salute che potrebbero gravare su un già fragile sistema sanitario nazionale, dall'altro fa riflettere il fatto che per cercare di mitigare gli effetti di temperature sempre più elevate, si ricorra a una tecnologia che contribuisce essa stessa al problema: l'aria condizionata, che consuma grandi quantità di energia e utilizza refrigeranti ad alto impatto climatico. A livello globale, infatti, i sistemi di raffrescamento assorbono circa il 7% dell'elettricità prodotta e impiegano spesso idrofluorocarburi (HFC), gas che possono avere un potenziale di riscaldamento globale fino a 15.000 volte superiore a quello della CO2.Tag LEGGI ANCHE L'E COMMUNITYEntra nella nostra community Whatsapp