Il caldo estremo dovuto al cambiamento climatico aggrava la situazione di povertà dei più fragili e in oltre sette casi su 10, le relazioni quotidiane diventano più rare, aumentando la solitudine e trasformando l’isolamento sociale in una vera emergenza. Si tratta del nuovo fenomeno della cooling poverty, che l’analisi dell’Antoniano esplora dettagliatamente e nello stesso tempo contrasta attraverso una serie di iniziative concrete che vanno oltre l’assistenza.

Secondo il Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici, per le famiglie a basso reddito, fino all’8% del proprio budget viene speso per raffrescare la propria casa ma ci sono anche milioni di individui costretti a rinunciare completamente a ventilatori e climatizzatori per l’insostenibilità delle bollette. E quando il calore mette in crisi anche le infrastrutture esterne, per chi vive in condizioni di fragilità diventa impossibile accedere a servizi essenziali. Un fenomeno che Antoniano, attraverso i dati raccolti dalla sua rete di Operazione Pane, 25 mense francescane che offrono pasti e cure, è in grado di comprendere in profondità.

Secondo il 41% di queste strutture, il caldo aumenta il rischio di solitudine per le persone più fragili e il restante 59% lo riconosce almeno parzialmente. In estate chi è in difficoltà è costretto a restare in città (riscontrato dal 68% della rete di Operazione Pane) e a questi, si aggiungono bisognosi provenienti da altre zone (5%). Il tutto mentre negli stessi mesi la rete dei servizi territoriali si assottiglia a causa di chiusure estive (59%) con la conseguenza che aumentano del 21% le richieste di chi resta aperto e subisce un’ulteriore pressione che nel 50% dei casi genera una carenza di volontari legata all’aumento delle domanda.