Lo afferma sempre Confesercenti, secondo cui, crescono errori e assenze per malattia e diminuisce la capacità di sforzo fisico. I settori più esposti sono l'edilizia, l'agricoltura, la logistica, il commercio ambulante e le manutenzioni, insieme ai piccoli esercizi e al turismo all'aperto, dai mercati ai pubblici esercizi con dehors. Se le giornate ad alto stress termico continuano a moltiplicarsi, il Paese rischia di perdere migliaia di ore lavorate ogni anno.Nelle ore centrali della giornata le alte temperature svuotano le strade. A guadagnarne sono i grandi contenitori climatizzati e le piattaforme online; a rimetterci sono i mercati, i negozi dei centri storici e gli esercizi di vicinato, che si ritrovano davanti a un ulteriore fattore di pressione dopo quello dell'e-commerce e della delocalizzazione delle vendite. Cambiano anche i consumi: le imprese del commercio moda registrano il calo degli acquisti dei capi invernali più pesanti, penalizzati da stagioni fredde sempre più brevi, mentre nella ristorazione i dehors perdono attrattività e nelle giornate roventi i clienti preferiscono le sale climatizzate.I flussi tendono a spostarsi verso i mesi spalla di giugno e settembre, a scapito del cuore dell'estate, con una domanda che si redistribuisce verso le aree montane e penalizza le città d'arte nelle settimane più calde. Anche la ristorazione vede criticità: paradossalmente, l'afa estiva scoraggia l'uso dei dehors, riducendo la capacità potenziale dei pubblici esercizi".
Il caldo estremo diventa una "tassa climatica": i costi raggiungono i 12 miliardi l'anno
L'associazione spiega, inoltre, che "sopra i 35 gradi stabili cala anche la resa del lavoro"










