di Gaia PapiAREZZOL’ondata di caldo non mette a rischio soltanto la salute dei lavoratori, ma presenta un conto sempre più pesante alle imprese. L’ordinanza della Regione vieta il lavoro all’aperto nei settori agricolo, florovivaistico, edile e lapideo dalle 12.30 alle 16 nelle giornate classificate a rischio elevato: una misura indispensabile per tutelare gli addetti ma che comporta inevitabili ripercussioni sull’organizzazione dei cantieri e sulla produttività. A descrivere gli effetti è Lucio Valeri, presidente di Cna Costruzioni. "Nei cantieri dove si presenta il problema dello stress termico registriamo una riduzione della produttività che può arrivare dal 30 al 40%. Lavorare sotto il sole con temperature vicine ai 40 gradi significa rallentare i ritmi, aumentare le pause e fare i conti con un inevitabile calo dell’attenzione e delle capacità fisiche. Tutto procede più lentamente". Per le imprese, spiega Valeri, il problema va ben oltre le ore non lavorate. "La cassa integrazione copre una parte della situazione, ma restano i costi dei mezzi a noleggio che rimangono fermi, i cantieri che si allungano, le possibili penali per i ritardi e una programmazione che salta completamente. E non è semplice riorganizzare gli orari: partire alle sei del mattino o terminare la sera significa chiedere sacrifici ai lavoratori, che hanno famiglie, figli e spesso devono affrontare lunghi spostamenti per raggiungere i cantieri". Il rispetto dell’ordinanza, aggiunge, è comunque imprescindibile. "Se durante l’orario vietato dovesse verificarsi un infortunio le conseguenze sarebbero gravissime anche sotto il profilo delle responsabilità". Sulla necessità di trovare un equilibrio tra sicurezza e organizzazione insiste anche Confartigianato. Dall’inizio dell’estate le imprese associate hanno richiesto circa 250 ore di cassa integrazione legate al rischio caldo, un dato contenuto grazie alla riorganizzazione delle attività. "Una soluzione è concentrare i lavori all’aperto nelle ore più fresche e trasferire le squadre, nel pomeriggio, nei cantieri interni", spiega il vicepresidente provinciale dell’edilizia Claudio Luzzi. Per Elena Bucefari, coordinatrice provinciale e regionale di Confartigianato Edilizia, serve però un cambio di prospettiva: "La tropicalizzazione del clima non è più un fenomeno eccezionale. Occorrono strumenti strutturali e regole permanenti che consentano di proteggere i lavoratori senza compromettere la sostenibilità delle imprese". L’emergenza riguarda anche le campagne. Coldiretti Toscana lancia l’allarme per il rischio incendi, aggravato dall’arrivo dell’anticiclone africano. A giugno sono stati oltre 40 i roghi registrati nella regione, con un aumento del 13% rispetto allo scorso anno e del 40% negli ultimi cinque anni. Non solo: gli effetti del clima africano mettono a rischio i raccolti: in particolare nei vigneti e negli oliveti. Il caldo intenso limita la trasformazione dell’uva e delle olive e la conseguenza diretta, secondo gli esperti, è un calo della produzione.
I cantieri vanno in stand-by. Brusca frenata per il caldo. La riduzione sfiora il 40%
Lo stress termico paralizza l’edilizia: gli orari scendono, vietato lavorare dalle 12.30 alle 16. L’impennata delle temperature fa salire anche le richieste di ore di cassa integrazione.









