Il 70% degli edifici italiani è ancora nelle classi energetiche più basse. Chi non può permettersi di efficientare casa vive in appartamenti che accumulano calore e paga bollette più salate per raffrescarli. Un paradosso che il Superbonus non ha risoltoIl 70% degli edifici italiani è ancora nelle classi energetiche più basse. Chi non può permettersi di efficientare casa vive in appartamenti che accumulano calore e paga bollette più salate per raffrescarli. Un paradosso che il Superbonus non ha risoltoSe fuori ci sono 37 gradi, in un appartamento al quinto piano di una palazzina anni Sessanta, possono essercene anche 40. Le tapparelle sono abbassate da ore, ma il calore è già entrato, trattenuto dal cemento delle pareti, intrappolato dal tetto privo di isolamento. Chi ci abita non ha il condizionatore - fa parte del 44% delle famiglie italiane che ancora non lo possiede - e anche se l'avesse, potrebbe a stento permettersi di tenerlo acceso. Il nesso tra qualità dell'abitazione e reddito è una vecchia storia, ma il cambiamento climatico lo sta rendendo sempre più visibile e urgente. Nel 2025, secondo uno studio dell'Imperial College di Londra su 854 città europee, l'Italia è risultata il Paese più colpito dal caldo estremo, con oltre 4.500 vittime attribuite alle alte temperature. Non muoiono tutti allo stesso modo: a morire sono soprattutto gli anziani, i fragili, le persone che vivono in edifici che non proteggono dal calore e che non hanno i mezzi per difendersene.Le trappole di cementoPer capire cosa si intende quando si parla di ingiustizia climatica, è utile partire dai dati sul patrimonio edilizio italiano. Secondo Enea (l'Agenzia Nazionale per le Nuove Tecnologie, l'Energia e lo Sviluppo Economico Sostenibile), circa il 70% degli edifici residenziali del Paese rientra ancora nelle tre classi energetiche più basse - E, F, G - costruiti in un'epoca in cui il problema era tenere fuori il freddo, non il caldo. "Anni fa quello che veniva maggiormente considerato negli edifici era il comportamento invernale. Oggi la prestazione estiva dell'involucro è sempre più importante". A parlare è Andrea Benedetti, architetto specializzato in sostenibilità, laureato allo Iuav di Venezia con indirizzo in Architettura per la Sostenibilità e fondatore del Panificio Architecture Workshop di Pompiano, in provincia di Brescia. Lavorando ogni giorno su ristrutturazioni e nuove costruzioni ad alta efficienza energetica, osserva da vicino il divario crescente tra chi può costruire o ristrutturare "bene" e chi no.La questione è semplice: un edificio mal costruito o mal isolato accumula calore durante il giorno e lo rilascia lentamente durante la notte, rendendo le ore notturne - che dovrebbero essere il momento di recupero fisico - le più insidiose. Chi mette un condizionatore tampona il problema, ma non risolve la causa. E peggiora, nel frattempo, il problema collettivo. "Il primo impianto di climatizzazione di una casa deve diventare la casa stessa. Se l'involucro non accumula calore, l'impianto si riduce, lavora meno. Il condizionatore non fa sparire il calore: lo sposta in strada. Quante volte, camminando per Milano, dalle buche di lupo, dalle facciate, arrivano ondate di calore? Quello è il calore che stiamo buttando fuori dalle nostre case". Chi non può permettersi di raffrescareNel 2024, secondo l'Osservatorio Italiano sulla povertà energetica (Oipe), oltre 2,4 milioni di famiglie - il 9,1% del totale, record storico - vivevano in condizioni di povertà energetica. Significa non riuscire ad accedere ai servizi energetici essenziali senza sacrificare una quota sproporzionata del proprio reddito. È un dato medio nazionale che nasconde concentrazioni molto più alte nelle periferie urbane e nel Mezzogiorno. Nel 2013, meno del 29% delle famiglie italiane disponeva di un sistema di condizionamento. Oggi siamo al 56%: un balzo enorme in poco più di un decennio, che racconta quanto il caldo sia diventato insostenibile. Ma questo significa anche che il 44% delle famiglie è ancora senza, e che molte di quelle che il condizionatore lo hanno, lo usano poco, perché il costo della bolletta non è compatibile con il loro reddito. Ed ecco il paradosso che Benedetti descrive con chiarezza: raffrescare un edificio energeticamente inefficiente costa molto di più che raffrescarne uno ben isolato. L'impianto lavora di più, consuma più corrente, produce una bolletta più alta. Chi abita in un palazzo mal costruito paga più degli altri per stare peggio degli altri. "Raffrescare senza riqualificare l'involucro edilizio significa rincorrere il caldo - spiega l'architetto -. Sto buttando fuori un calore che l'involucro sta continuamente portando all'interno. È una rincorsa senza fine, e più l'edificio è inefficiente, più la bolletta è alta. Chi vive in una casa così, alla fine, paga di più e sta peggio".Questione SuperbonusL'Italia ha provato a rispondere al problema con il Superbonus 110%, l'incentivo che tra il 2021 e il 2023 ha generato circa 100 miliardi di euro di investimenti nel settore edilizio. Sulla carta sembrava uno strumento giusto: una detrazione integrale, spesso superiore alla spesa sostenuta, per chi ristrutturava migliorando le prestazioni energetiche dell'edificio. Nella pratica, i dati Enea raccontano una realtà più complicata. Secondo i rapporti ufficiali, il 49% degli interventi totali - in termini di numero di pratiche - ha riguardato edifici unifamiliari, ovvero ville e villette. I condomini - dove vive la parte più numerosa e spesso più fragile della popolazione urbana - hanno ricevuto una quota inferiore sia per numero di pratiche che per accessibilità complessiva. E la misura ha avuto un impatto su poco più dell'11% del totale dei condomini italiani. "Il 110 ha fatto partire prima le ville - racconta Benedetti -. Una grande ingiustizia, perché chi aveva i soldi lo avrebbe fatto lo stesso l'intervento, anche con il 70%. Invece ha lasciato i condomini per ultimi. Doveva essere fatto esattamente il contrario".Il meccanismo fiscale alla base dell'incentivo - una detrazione sull'Irpef spalmata in cinque o dieci anni - richiede due condizioni che molti non hanno: una capienza fiscale sufficiente a usufruire della detrazione, e la liquidità iniziale per avviare i lavori. Chi non ha reddito imponibile abbastanza alto non può recuperare quanto ha speso. Chi non ha risparmi non può nemmeno iniziare. "Se io non ho un alto Irpef e non ho la forza economica per avviare l'intervento, come posso accedere all'incentivo? Se non ho capienza Irpef e non ho i soldi per iniziare, il bonus non esiste. Paradossalmente, le abitazioni che avrebbero più bisogno di efficientamento non possono accedervi", sottolinea.La disuguaglianza climatica in casaIl termine "ingiustizia climatica" descrive solitamente la relazione tra Paesi ricchi e Paesi poveri davanti alle conseguenze del riscaldamento globale: spesso chi produce meno emissioni, le subisce di più. Ma la stessa logica si applica all'interno dei confini nazionali, dentro le città, tra un quartiere e l'altro, tra un piano e l'altro dello stesso condominio.Legambiente, in collaborazione con Rse (Ricerca sul Sistema Energetico) e la Croce Rossa, ha introdotto in Italia il concetto di "cooling poverty" - la povertà del raffrescamento - per descrivere l'impossibilità di mantenere temperature confortevoli in casa durante le ondate di calore. È un fenomeno che si concentra nelle periferie a basso reddito, dove mancano spazi verdi, ombreggiature, materiali edilizi adeguati, e dove gli edifici sono spesso tra i più scadenti dal punto di vista energetico.Le vittime del caldo in Italia non sono un campione casuale della popolazione. Sono in prevalenza anziani, persone con patologie croniche, residenti in aree urbane dense. Sono, in larga misura, persone che non hanno avuto le risorse per adeguare la propria casa a un clima che è cambiato in pochi anni. "Stiamo arrivando al punto in cui lo stare bene d'estate non è uguale per tutti - fa notare Benedetti -. Il clima creerà sempre più disuguaglianze sociali".Che cosa si può fareBenedetti suggerisce una gerarchia di priorità che parte da interventi accessibili e via via più strutturali. Il primo e più economico è agire sulle schermature solari esterne - persiane, tende, veneziane - che impediscono al sole di scaldare il vetro e, da lì, l'aria interna. Poi viene il tetto, spesso trascurato a favore del cappotto sulle pareti, ma decisivo per la prestazione estiva. Sul cappotto, Benedetti fa una distinzione tecnica che ha anche una ricaduta economica: il materiale standard diffusosi durante il Superbonus era quello in grafite, a base petrolio, efficace d'inverno ma privo di inerzia termica - cioè di quella capacità di rallentare il passaggio del calore dall'esterno all'interno - che serve d'estate. Le case vecchie in mattoni pieni, paradossalmente, reggono meglio il caldo estivo proprio grazie alla massa delle pareti. "Le case vecchie fatte di mattoni, d'estate sono fresche. Perché c'è massa, c'è inerzia termica. Il calore impiega ore ad attraversare il muro", spiega.Sul piano delle politiche pubbliche, l'auspicio di Benedetti è preciso: non più detrazioni fiscali che escludono chi non ha reddito sufficiente, ma interventi diretti su edifici identificati come prioritari - i condomini più energivori, quelli dove vivono le famiglie più vulnerabili - con finanziamenti che non richiedano una soglia di liquidità iniziale. "Dovrebbe esserci una forza a livello di Stato che aiuti i più deboli, non con sgravi fiscali che si recuperano dopo dieci anni, ma identificando quegli edifici più complessi, quei condomini energivori dove non si arriverà mai ad un accordo condominiale. E questo non deve essere visto come una differenza sociale — perché anche il ricco cammina per strada e il calore che buttano fuori quei palazzi è il calore di tutti".Tag LEGGI ANCHE L'E COMMUNITYEntra nella nostra community Whatsapp
Anche il caldo è classista: l'emergenza climatica in Italia non è uguale per tutti
Il 70% degli edifici italiani è ancora nelle classi energetiche più basse. Chi non può permettersi di efficientare casa vive in appartamenti che accumulano calo















