L’emergenza climatica è ormai entrata nelle nostre case, trasformando la calura estrema in una lente che amplifica le disuguaglianze sociali. Oggi il vero discrimine non è soltanto la colonnina di mercurio, ma la possibilità concreta di mantenere l’abitazione fresca. A livello continentale, il 68% dei cittadini dell’Unione Europea vive in edifici privi di aria condizionata o di sistemi di ventilazione. E se per il 85% degli europei il caldo è divenuto la principale preoccupazione ambientale, superando persino il timore di incendi e alluvioni, è proprio nei Paesi mediterranei — e in Italia in particolare — che il paradosso appare più acuto.

Italia, fragilità demografica e impreparazione strutturale

Il nostro Paese coniuga un elevato rischio demografico con una marcata inadeguatezza edilizia. L’Italia figura tra le nazioni con la popolazione più anziana del continente; considerando che entro il 2025 gli over 65 rappresenteranno il 22% della popolazione europea, con picchi nel Sud del continente, l’esposizione al rischio sanitario legato alle alte temperature risulta altissima. Il caldo estremo è la principale causa di mortalità climatica in Europa, con oltre 175.000 decessi l’anno, aggravando patologie cardiovascolari e respiratorie. Malgrado l’urgenza sanitaria, le abitazioni degli italiani si rivelano sguarnite. Se a livello europeo il 38% dei cittadini non può permettersi di rinfrescare adeguatamente la propria casa, in Italia il 37% afferma di non avere i mezzi per dotarsi di un condizionatore. E il deficit non riguarda solo le tecnologie attive: il 57% degli intervistati dichiara di non disporre nemmeno di misure passive di base, come persiane efficaci, tende da sole o schermature esterne.