Il Piano sociale per il clima resta fermo mentre caldo, bollette e ritardi rischiano di pesare sulle famiglie più fragili

Indice

Quei soldi servono nelle case vereIl silenzio dopo la consultazioneIl clima presenta già il conto

La parte più concreta del caldo arriva di sera, quando le pareti restituiscono calore, il ventilatore sposta aria tiepida e chi vive in una casa poco isolata capisce benissimo quanto la transizione energetica sia una faccenda domestica prima ancora che europea. Il Ministero della Salute monitora le ondate di calore in 27 città. E mentre il Paese si arrangia tra tapparelle abbassate e bollette guardate come referti medici, il Piano sociale per il clima resta lì: annunciato, discusso, atteso, pieno di soldi pubblici e promesse pratiche, fermo al passaggio formale che dovrebbe aprire il confronto con Bruxelles.

Parliamo di un documento da 9,3 miliardi di euro, almeno nella versione annunciata dal ministero nell’agosto 2025, con interventi su edilizia, bollette e mobilità: riqualificazione degli edifici fragili, Bonus sociale gas, mobilità pubblica nelle aree svantaggiate e portafogli digitali per il trasporto pubblico. Tutto chiaro. Peccato per la solita liturgia nazionale: manca quel dettaglio volgare e faticosissimo chiamato attuazione.