Mentre l’Italia fa i conti con l’ennesima ondata di calore e gli effetti dei cambiamenti climatici e la transizione ecologica diventa sempre più prioritaria, il Governo Meloni è in ritardo sul Piano sociale per il Clima. È passato un anno, infatti, da quando l’Italia avrebbe dovuto trasmettere a Bruxelles la versione definitiva del documento, pensato per proteggere le famiglie vulnerabili, le microimprese e i lavoratori dagli aumenti di costo legati alla transizione verde. A oggi, però, il piano non risulta ancora formalmente presentato, passaggio necessario per avviare un confronto con la Commissione Ue di Ursula von der Leyen. Non solo. Il Piano sociale per il Clima (e il relativo Fondo Sociale per il Clima) vale 9,3 miliardi di euro, ma neppure le organizzazioni della società civile coinvolte nella fase iniziale di consultazione sono aggiornate sull’attuale bozza. E ora, denunciando “ritardi inaccettabili e assenze di trasparenza”, Wwf Italia, Forum Diseguaglianze e Diversità, Greenpeace, Kyoto Club, Legambiente, Mira Network, Nuove Rigenerazioni, e Transport & Environment chiedono al Governo e alla Commissione trasparenza, tempi certi e un nuovo confronto pubblico. Tutto questo avviene mentre ha superato i 145 miliardi di euro l’ammontare dei costi affrontati dal’Italia dal 1980 al 2025 a causa degli eventi climatici estremi. A livello europeo, l’Italia è uno dei Paesi più colpiti, registrando solo nel 2025 danni stimati in 12 miliardi di euro.