Roma, 29 giugno 2026 – Le temperature raggiunte negli ultimi giorni in Italia, con città da bollino rosso, notti tropicali e blackout già registrati in diversi centri per il sovraccarico elettrico da condizionatori, rendono ancora più evidente la necessità per le città italiane di affiancare ai tradizionali Piani Caldo servizi sempre più strutturati: piscine gratuite, assistenza domiciliare, telefonia sociale, trasporto dedicato e rifugi climatici – spazi pubblici ad accesso libero e gratuito dove ripararsi dal caldo selezionati in base a criteri minimi come climatizzazione o ombra, disponibilità di acqua potabile, sedute e servizi igienici.

Lo fotografa l'Anci in una ricognizione che raccoglie decine di esperienze, da Roma a Oristano, e lascia emergere il tentativo di creare una rete di protezione dal basso, vicina ai cittadini, per far fronte alla tendenza registrata dall’Agenzia europea dell'ambiente: l’Europa è il continente che si riscalda più rapidamente al mondo.

Le strategie delle città

La mappa di come i principali centri urbani italiani si stanno organizzando rivela due modelli diversi. Il Centro-Nord predilige la costruzione di reti fisiche e infrastrutture permanenti. Bologna ha consolidato 24 rifugi climatici nei quartieri e sviluppa il progetto Linee d'ombra, che trasforma gli oltre sessanta chilometri di portici in percorsi ombreggiati. Milano ha creato 116 Spazi Freschi, il nome della sua rete di rifugi: parchi sopra i cinquemila metri quadrati con almeno metà superficie in ombra, biblioteche e Case di Quartiere climatizzate. Firenze ha portato la sua rete a 53 luoghi, Verona ha individuato oltre cento Oasi climatiche, progetto sviluppato nella Rete italiana delle Città Sane dell'Oms, tra biblioteche, musei, parchi e nuovi erogatori di acqua potabile. Il Mezzogiorno, invece, punta soprattutto sull'assistenza sociale e la prossimità: Bari coordina un piano che coinvolge oltre cinquanta soggetti tra Asl, Protezione civile e terzo settore, Napoli intensifica le unità di strada per i senza dimora, Catania affida il contrasto al caldo a un piano coordinato con l'azienda sanitaria e la Protezione civile, con interventi progressivi legati ai livelli di allerta del Ministero della Salute, un impianto orientato alla gestione dell'emergenza più che alla creazione di servizi permanenti. Una differenza strutturale di approccio che riflette risorse e capacità amministrative diseguali.