Nonostante l’ondata di caldo record in corso nel Paese – intensificata dalla crisi climatica in corso, a sua volta legata all’impiego dei combustibili fossili con le relative emissioni di gas serra –, il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (Pnacc) è di fatto fermo al palo; servirebbero 17mila rifugi climatici lungo lo Stivale, ma Legambiente ne ha censiti appena 280; sarebbe necessario ora più che mai dare gambe al Piano sociale per il clima (Psc), ma è passato un anno da quando l'Italia avrebbe dovuto trasmettere a Bruxelles la versione definitiva. Sarebbe la base per avviare un confronto con la Commissione Ue: a oggi, però, il Psc non risulta ancora formalmente presentato

Su quest’ultimo punto si concentra oggi un appello lanciato da 8 associazioni della società civile, con gli ambientalisti in prima fila – Wwf Italia, Forum Diseguaglianze e Diversità, Greenpeace, Kyoto club, Legambiente, Mira Network, Nuove rigenerazioni, Transport & Environment – al Governo e alla Commissione Ue trasparenza, tempi certi e un nuovo confronto pubblico sul Piano che dovrà accompagnare la transizione ecologica e sostenere le persone più vulnerabili.

L'Ets2 (il nuovo sistema europeo di scambio delle quote di emissione applicato ai settori degli edifici e dei trasporti) e il Fsc due facce della stessa strategia: da un lato incentivare la riduzione delle emissioni, dall'altro garantire che i costi della transizione non ricadano in modo sproporzionato su chi dispone di minori risorse economiche. Si tratta di uno strumento che mette a disposizione dell’Italia 9,3 miliardi di euro, del quale però ancora non si sa nulla, dopo la fase di consultazione pubblica terminata un’estate fa.