Non si tratta di gestire più qualche giorno di picco d’afa a fine giugno, ma ripensare le città per i prossimi decenni. Questo è il problema strutturale evidenziato ieri dai comuni dell’Anci. Per non collassare sotto il peso di estati sempre più torride i sindaci hanno bisogno che i governi trasformino la gestione del clima da emergenza burocratica a priorità del bilancio nazionale. è un’illusione. La capacità di investire ingenti risorse, e la loro pianificazione, sono congelate dal nuovo Patto di Stabilità firmato dal governo Meloni e oggi applicato rigidamente, nonostante la sceneggiata fatta di recente sulla spesa energetica da scorporare dai fondi per il riarmo.
A causa dell’austerità i Comuni non dispongono dei fondi necessari per garantire la svolta. E per questo fanno da sé: improvvisano rifugi climatici, creano spazi freschi e danno ingressi gratis alle piscine (come a Roma e Genova). A Ancona danno condizionatori in comodato d’uso, mentre a Torino e a Bari garantiscono l’assistenza domiciliare. Ma non c’è scampo. Gli anziani soli, i malati cronici, i neonati e chi vive in condizioni di povertà energetica – cioè non ha i soldi per pagarsi l’aria condizionata a domicilio – gravano interamente sui servizi sociali comunali.













