Se c’è un merito di questa estate drammatica oltre misura è quello di aver “sdoganato” definitivamente l’emergenza caldo. Dico definitivamente sempre con le pinze, perché col finire dell’estate il tema potrebbe comunque essere rimesse nel cassetto dai giornali che ora gridano ai sei gradi in più di temperatura del mare o all’ondata di calore più lunga della storia.
Comunque, per la prima volta forse, la questione caldo ha raggiunto stabilmente le prima pagine dei giornali. Non solo: c’è stato un passaggio importantissimo, mi pare, dall’ossessione verso le misure individuali, tutte concentrate su cosa possiamo fare noi di fronte al caldo – pochissimo – alle responsabilità delle amministrazioni nella costruzione di città più vivibili. Di qui, finalmente, l’attenzione quanto meno degli amministratori locali al tema, anche se spesso con comportamenti incoerenti e dettati appunto dalla cronaca, come nel caso di Roma, con la proposta di un albero Bioclimatico non naturale e costosissimo, ritirata dalla giunta romana dopo proteste massicce delle persone e pure su questo giornale.
Si è capito, tuttavia, che del caldo si devono occupare le istituzioni e che la messa a dimora di alberi e la riforestazione urbana, ad esempio, è una misura necessaria. Proprio un recente studio ha dimostrato che depavimentando e riforestando le città possono perdere fino a quattro gradi. Sarà difficile che ciò avvenga rapidamente, si trattava di misure che si sarebbero dovute mettere in atto vent’anni fa, ma comunque siamo nella direzione giusta: perché piantare alberi è una misura insieme di adattamento ma anche di mitigazione delle temperature.












