Con l’estate arrivano il gran caldo e il dibattito intorno ai cambiamenti climatici. Ci stiamo forse abituando a questa nuova normalità? È questione di sindrome dello shifting baseline. Ce ne parla Marco Menale per La Lente Matematica.
Le temperature tra fine giugno e inizio luglio sono state roventi in giro per l’Europa. Dalla canicola di Parigi ai record della Polonia. L’ OMS-Organizzazione Mondiale della Sanità fa una prima stima di \(1300\) vittime legate al caldo. Anche in Italia abbiamo avuto i nostri record. Eppure, nel dibattito pubblico qualcuno richiama anni passati in cui “ha fatto comunque caldo”. Sembra che noi italiani siamo più abituati a queste condizioni, a differenza degli altri paesi europei, più a nord di noi. Sebbene la polarizzazione delle opinioni, stiamo assistendo a un altro fenomeno: la sindrome dello shifting baseline.
Partiamo dalla parola. Potremmo renderla in italiano, non senza forzature, come sindrome di spostamento della linea di riferimento. Uno dei primi a introdurla è stato il biologo marino francese Daniel Pauly nel 1995, in un breve articolo dedicato alla pesca. Pauly osserva che ogni generazione di pescatori e studiosi tende a considerare normale lo stato degli ecosistemi marini che trova all’inizio della propria esperienza. Se i mari sono già impoveriti, quella povertà diventa il nuovo punto zero, una nuova condizione iniziale. La generazione successiva eredita un mare ancora più povero, ma lo assume a sua volta come nuovo inizio. La memoria collettiva si resetta a questo nuovo punto di partenza, perdendo il confronto con il passato e, in un certo senso, normalizzandolo.









