di Flavia Palomba
Il caldo record di questi giorni ci fa pensare che il cambiamento climatico sia arrivato davvero al punto di non ritorno. La narrazione quotidiana dei media ci mette di fronte a dati che fanno riflettere, e provocano non poco sgomento.
Le temperature ormai insostenibili continuano a mietere vittime, e la situazione andrà ancora peggiorando. I numeri sono terrificanti, in Europa si contano oltre 1300 morti in pochi giorni, a partire dal 21 giugno, e secondo l’Oms 150 milioni di persone vivono sotto ondate di caldo estremo. Pare che il Vecchio Continente si sta riscaldando troppo rapidamente, rispetto al resto del pianeta.
Per tanti anni abbiamo egoisticamente trattato l’emergenza climatica come una realtà lontana, abituati passivamente a veder gestire le emergenze piuttosto che essere abituati ad una programmazione nel lungo periodo. E’ dagli anni Settanta che si formalizzava il problema, iniziando a parlare di “surriscaldamento globale”, sino ad arrivare al 2019 quando la questione climatica assumeva la dimensione di emergenza, con l’amara consapevolezza che la situazione non sarebbe tornata più come prima, e si imponevano strategie necessarie alla riduzione delle emissioni dei gas serra.













