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Magari tra qualche giorno sarà passato tutto, il caldo tornerà ad essere sopportabile e noi faremo finta di niente, ci dimenticheremo dei 1300 morti in Europa a causa del meteo di questi giorni.

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Questo però sarebbe un errore, il più grande che possiamo commettere. Credetemi. L'Europa ha smantellato il Green Deal, sotto la pressione delle destre, l'Italia brucia mentre Salvini e Meloni se la prendono con l'ideologia green, con gli ambientalisti e le auto elettriche. Il nostro governo ha chiesto più flessibilità per l'energia a seguito della crisi energetica scatenata dalla guerra di Trump e Netanyahu contro l'Iran e da Bruxelles hanno risposto: "va bene, ma solo per investire nelle rinnovabili". Di fatto è come se avessero urlato in una valle montana dove l'eco prosegue per diversi secondi spegnendosi piano piano, senza ottenere risposta alcuna. Abbiamo scelto la guerra I soldi che dovevano prevenire tutto questo non ci sono perché lo stato di guerra permanente ha dettato altre priorità a Bruxelles: la parola d'ordine è guerra a breve termine, così è stato deciso anche se non sappiamo contro chi, ma una volta investito in armamenti sarà difficile invertire la rotta. In Italia chi sa contro chi andremo in guerra è il centro radicalizzato, quello di Calenda e Picierno, che ha trovato in Putin il nemico buono per tutte le stagioni, mentre alcuni di loro vanno a braccetto con i lobbisti dell'IDF e i politici israeliani che hanno perpetrato un genocidio. Di sicuro Putin non possiamo considerarlo un amico, ma credere che una Russia impantanata in Ucraina da anni possa attaccare l'Europa e direttamente la NATO nei prossimi anni potrebbe essere davvero fantapolitica. Intanto però con il programma europeo di investimento SAFE ci saremo indebitati per alcuni decenni e l'altra guerra, quella che dovremmo combattere subito e che stiamo perdendo, ci troverà disarmati. Cambiare rotta o morire Ma se 1300 morti in pochi giorni non sono considerati una guerra, cosa dobbiamo fare per cambiare rotta sul clima? Tra qualche ora potrebbero arrivare dei temporali per farci respirare, ma luglio sarà, dicono gli esperti, torrido. Le città sono diventate una trappola dalla quale scappa chi può, ovvero chi è benestante, chi si può permettere di lavorare a distanza, chi ha una seconda casa al mare, in montagna o ovunque non ci sia una spianata di cemento che porta le temperature sopra i 40 o 50 gradi. Insomma, non siamo tutti sulla stessa barca e la crisi climatica lo sta dimostrando chiaramente. Abbiamo davanti a noi un bivio dal quale può dipendere la nostra sopravvivenza: cambiare rotta togliendo il cemento, piantando alberi, investire sulle rinnovabili e chiedere i soldi a chi in questi anni ha fatto extraprofitti dalle crisi energetiche e dalla vendita delle armi. Oppure morire di caldo. Oggi Scanner parte da qui.