L’ondata di calore che coglie l’Europa impreparata sta persuadendo la popolazione che il caldo estremo di questi giorni sia una questione politica. I negazionisti sono spiazzati e prende corpo la sensazione che siamo giunti ad un punto di non ritorno in cui l’evidenza scientifica non può più essere trascurata.

I dati sul cambio climatico sono sempre più schiaccianti ed è sempre più diffusa la consapevolezza che l’aumento delle temperature dovuto all’alta concentrazione di climalteranti accresca la probabilità di eventi estremi anche di natura opposta, come siccità e inondazioni. Secondo il rapporto del World Weather Attribution, la probabilità di registrare le temperature massime di questo giugno è aumentata di dieci volte rispetto al 2003.

Siamo in tempo di guerre endemiche e diventa ormai convinzione diffusa la necessità di tener insieme l’aspirazione alla pace con la sicurezza climatica, l’autonomia energetica, alleanze geopolitiche stabili, costi dell’energia accettabili e transizione a rapidi passi dalla combustione verso l’elettrificazione e minori consumi. Tutto il contrario delle prescrizioni di Trump e del supporto del nostro governo alla reiterazione del modello fossile, al rimando delle soluzioni rinnovabili, allo scenario incerto e lontano nel tempo del ritorno al nucleare.