Sono uno degli ecologi “ideologici” che da decenni avvertono che è in atto un’alterazione degli ecosistemi che va contro le nostre probabilità di benessere futuro. Alla base c’è un sistema di produzione e consumo fondato sulla combustione e, quindi, sull’immissione in atmosfera di sostanze climalteranti. Inutile spiegarlo per l’ennesima volta: ormai lo sappiamo.
Le nostre previsioni, però, si stanno rivelando parzialmente errate. Il riscaldamento e l’immissione di acqua dolce nel Nord Atlantico, dovuta anche allo scioglimento dei ghiacci, possono indebolire la circolazione atlantica di cui fa parte anche la Corrente del Golfo, e questo ha fatto prospettare un paradossale raffreddamento di alcune regioni europee proprio a causa del riscaldamento globale. Finora non è successo.
Al contrario, le configurazioni atmosferiche che associavamo alle estati mediterranee stanno cambiando, le espansioni verso nord delle masse d’aria subtropicali africane sono diventate più persistenti e il Mediterraneo è sempre più caldo.
Le previsioni, insomma, erano corrette sulla direzione generale del cambiamento, ma non potevano prevedere con altrettanta precisione la successione degli eventi attraverso cui il cambiamento si sarebbe manifestato. Negli anni scorsi, per esempio, l’aumento delle fioriture della pianta marina più importante del Mediterraneo, Posidonia oceanica, poteva essere interpretato come un effetto positivo del riscaldamento. Le fioriture, un tempo eventi eccezionali, sono diventate molto più frequenti. Il caldo, quindi, favorisce la riproduzione sessuale della Posidonia, o almeno la innesca.







