"Oggi assistiamo a una spinta d'assalto verso la proliferazione di impianti eolici industriali sui crinali dei nostri Appennini e di distese di pannelli fotovoltaici a terra che cancellano suolo agricolo e alterano irreversibilmente la bellezza e il valore culturale dei nostri territori”: sostengono i firmatari di un appello alle associazioni ambientaliste per fermare il loro sostegno allo sviluppo delle rinnovabili. Sarebbe bene partire dai fatti e dai dati. Siamo veramente assediati da una proliferazione di impianti eolici industriali e da distese di pannelli fotovoltaici a terra?
In Italia nel 2025 erano stati installati 43,5 GW di impianti solari e 13,6 GW di impianti eolici, con un incremento, lo scorso anno, di soli 0,6 GW di impianti eolici e di 6,4 GW di impianti solari (fonte Terna). Con questi numeri e questo trend in Italia non raggiungeremo nemmeno il target europeo di rinnovabili al 2030, del 63,4% della domanda di elettricità da fonti rinnovabili che richiederebbe 28 GW di eolico e oltre 79 GW di solare. Altro che proliferazione dell’eolico e distese di parchi solari: siamo in ritardo, sono necessari molti più impianti fotovoltaici ed eolici. Sarebbe il caso anche di finirla con le sparate generiche sugli impatti ambientali e paesistici di questi impianti. Chiarendo, dati alla mano, la dimensione del suolo impegnato: stiamo parlando al massimo di uno 0,2% del territorio nazionale. Il suolo, inoltre, con questi impianti non viene né consumato, né impermeabilizzato, se non in una minima parte.








