Nei giorni scorsi ha avuto grande risonanza – a partire dalle pagine del Corriere della Sera – un appello a Greenpeace, Legambiente e Wwf da parte di molte altisonanti firme che contrappongono il necessario sviluppo delle fonti rinnovabili sui territori (e non solo sui tetti) italiani alla “difesa” dei beni culturali (molti già mangiati dall’inquinamento) e di un paesaggio plasmato nei secoli dalla mano dell’uomo e già piagato da cemento, infrastrutture fossili e non ultimo dai crescenti eventi meteo estremi foraggiati dalla crisi climatica in corso. Crisi climatica che proprio le rinnovabili possono mitigare, in quanto causata dall’impiego di combustibili fossili.
Il progetto preso di mira per esemplificare la presunta aggressione delle rinnovabili al paesaggio storico-ambientale della nazione è in primo luogo quello eolico “Phobos”, costituito da 7 aerogeneratori – di cui 3 nel territorio del comune di Castel Giorgio e 4 nel territorio del comune di Orvieto –, che sfigurerebbero il celeberrimo Duomo, e di cui impazzano in rete rendering farlocchi.
La direttora di Greenpeace e i presidenti di Legambiente e Wwf hanno già risposto nel merito all’appello, ma oggi a sottolineare l’assurdità del dibattito in corso sono arrivati i nuovi dati della Goletta dei laghi, la storica campagna del Cigno verde che da anni analizza la qualità degli specchi d’acqua lacustri che punteggiano lo Stivale. Non solo i dati: nella conferenza stampa di questa mattina a Perugia, è stato presentato il primo “Bilancio Idrico Regionale": messo a punto dall’Università degli Studi di Perugia nell’ambito del progetto europeo Gov4Water. Si tratta di uno strumento inedito per il territorio che analizza i flussi idrici disponibili e i reali consumi.








