Il caldo porco (caldo fottuto, caldo boia, caldo maledetto, caldo assassino, caldo della malora, eccetera) costringe a riflettere sul grande tema del riscaldamento del pianeta, e considerazioni correlate. Stefano Mancuso ha scritto (mia sintesi) che la politica, quasi al completo, non fa niente di serio e di strutturale per correre ai ripari perché l’opinione degli scienziati non ha alcun peso politico. Sono parole al vento, sempre che al vento torni la voglia di soffiare.

Dice Mancuso che, di cultura scientifica, la politica ne ha quasi zero. Se ne avesse, saprebbe bene che l’analisi quasi unanime degli scienziati (migliaia di studi e ricerche) documenta il peso decisivo che le attività umane hanno nell’aumento anomalo (anomalo vuol dire: molto più veloce che in passato) delle temperature. Di qui, dunque soprattutto dall’ignoranza, l’inerzia dei governi: non fanno perché non sanno.

Sarà che la canicola deprime, ma a me sono venuti in mente pensieri anche più foschi. L’ipotesi che basterebbe più scienza, nelle stanze del potere, per cambiare rotta in modo deciso, è quasi ottimista. Ce n’è una peggiore, che provo a sintetizzare con il rischio di sembrare, per le prossime dieci o venti righe, quasi complottista, oppure uno sceneggiatore di serie tivù catastrofiste.