Fa caldo. Per alcuni è solo una questione di temperature. Per le classi popolari, invece, è già una questione di salute e di portafoglio: meno reddito, prezzi più alti, maggiore vulnerabilità. «La forte ondata di caldo che sta attraversando l’Europa minaccia la salute delle persone, i loro mezzi di sussistenza e la capacità di lavorare», dice Jessie Ruth Schleypen, economista climatica di Climate Analytics, a Bloomberg.

Quella che sembra un’emergenza del presente è in realtà una tendenza in corso da anni, ormai. Uno studio pubblicato mercoledì scorso sulla rivista internazionale Global Environmental Change mostra che tra il 2004 e il 2022 siccità e ondate di calore hanno già eroso quasi il 3% del reddito medio annuo delle famiglie europee e spinto verso la povertà altri 5,6 milioni di cittadini. E che, in prospettiva, senza il rispetto del limite di 1,5 °C fissato dall’Accordo di Parigi, il reddito familiare potrebbe crollare di oltre 21 punti percentuali entro fine secolo.

IL GRUPPO più esposto è il 20% più povero della popolazione. Operai dei cantieri e della logistica, braccianti, lavoratori manuali che il clima lo subiscono sulla pelle. Questione di classe. Chi sta negli uffici climatizzati è protetto, in qualche modo; chi lavora all’aperto no. Madrid è un caso emblematico: secondo lo studio, la capitale spagnola ha registrato una riduzione del reddito vicina al 10% in questi anni, per il solo effetto del caldo sulla produttività.